Terapia cognitiva e cognitivo comportamentale dell’ansia e della paura

Abbiamo due problemi legati alla memoria: a volte non riusciamo a ricordare, a volte non riusciamo a dimenticare. La paura, lo stress, il trauma causano memorie indelebili e ciò è comprensibile dal momento che dimenticare ciò che è pericoloso può compromettere la sopravvivenza futura. Sembra che l’evoluzione abbia attribuito molto valore a questo processo di apprendimento senza perdite di tempo (cfr. Emdr). In presenza di un pericolo, le informazioni sensoriali di una possibile minaccia giungono al talamo che elabora e smista l’informazione verso la neocorteccia e verso l’amigdala. L’amigdala risponde il più rapidamente possibile e confronta le informazioni sensoriali, ad esempio l’immagine di un oggetto sottile e di forma affusolata potrebbe essere un serpente. Mentre la neocorteccia elabora la complessità confrontando le informazioni sensoriali con la memoria, le emozioni, le categorie e dà un significato più preciso allo stimolo percepito, l’amigdala invia un segnale che inibisce le ingerenze della neocorteccia e allo stesso tempo invia al corpo segnali di attivazione per rispondere immediatamente alla presunta minaccia.
Terminato l’effetto dei segnali inibitori, la neocorteccia integra le informazioni a livello consapevole e modula la risposta dell’amigdala consentendo una risposta più realistica: nel caso fosse un serpente vero saremmo già fuggiti, se invece fosse solo un bastone, oppure un’ombra l’intervento di modulazione della paura tenderebbe a riportare il corpo ad un livello di attivazione basale.

Il trattamento dell’ansia e della paura da parte della psicologia cognitiva si avvale del contributo del neuroscienziato Joseph LeDoux (Il sé sinaptico, Raffaello Cortina Editore, 2005) autore di studi sulla memoria e sull’elaborazione dell’informazione in risposta a minacce percepite; l’autore descrive due vie di comunicazione dello stimolo sensoriale attraverso il sistema nervoso centrale: una “breve” ed una “lunga”. La via breve è anche la più veloce ed è responsabile delle risposte automatiche, la via lunga che si avvale dell’elaborazione neocorticale è più lenta e precisa. La psicologia cognitiva interviene con il paziente sulla sofferenza causata dalla percezione di pericolo e dall’ansia attivata in maniera sregolata da situazioni, pensieri, emozioni, ricordi o sensazioni corporee e si avvale delle tecniche cognitivo-comportamentali per intervenire sulla via breve della risposta ansiosa, tra le quali la desensibilizzazione sistematica in seduta e l’esposizione graduale fuori dallo studio. In questo modo è possibile intervenire su entrambe le vie attraverso le quali le informazioni provenienti dal mondo esterno ed interno vengono elaborate. L’ulteriore approfondimento riguarda i significati che hanno i sintomi ansiosi in chiave relazionale rispetto alle persone significative ed integra il panorama del trattamento dei disturbi d’ansia e d’attacco di panico in psicologia cognitiva.

a cura del dott. Matteo Marchesi