Depressione

La depressione

La psicologia cognitiva approccia la depressione nelle sue componenti di emozioni, pensieri e comportamenti con particolare attenzione alla forma ricorsiva con la quale si connettono dando origine a circoli viziosi che sostengono la sofferenza: un evento viene interpretato come un fallimento ed il pensiero può divenire un giudizio su di sé (io sono un fallimento!) a cui fa seguito un’emozione di tristezza; a sua volta la tristezza protratta nel tempo porta alla passività del comportamento che può essere interpretata come una prova ulteriore della propria inadeguatezza (pensiero) che a sua volta può generare un’emozione di angoscia che perpetua il circolo vizioso. Il risultato è un’immagine di sé negativa, la perdita di speranza in un futuro più sereno ed il confronto con gli altri che appaiono migliori e più degni. Il tema del valore personale viene messo in discussione e quando non fornisce più protezione alla propria idea di amabilità la sensazione di solitudine, svuotamento e inutilità può diventare dilagante.

Approfondimento

Il termine depressione viene spesso utilizzato nel linguaggio comune per indicare un generico stato di umore abbattuto che può accompagnarsi ad un senso di svogliatezza e debolezza fisica; tuttavia in senso clinico definiamo la depressione come un insieme di sintomi cognitivi, fisici, somatici ed affettivi che contribuiscono ad alterare in maniera anche consistente il modo in cui una persona ragiona, interpreta il mondo che la circonda e ricorda il passato.

L’accesso a questo stato d’animo può avvenire in seguito ad un evento scatenante riconoscibile, ad esempio seguire un lutto oppure un momento in cui il valore personale è messo in crisi, essere ciclicamente attivato dopo momenti di euforia, oppure non avere apparentemente nessun legame con un evento specifico.

Nello stato d’animo depresso, si riscontra la diminuzione della gratificazione, all’inizio limitata a poche attività, ma con il progredire della depressione si estende a quasi a tutte le attività della persona. Sono coinvolte anche quelle generalmente associate ai bisogni biologici, come mangiare o le esperienze sessuali. Vengono private dei loro aspetti piacevoli anche le esperienze che sono generalmente considerate psicosociali, come raggiungere la fama, ottenere espressioni d’amore o di amicizia, fino ad intraprendere una conversazione. Le persone depresse dicono di aver perso l’entusiasmo, si mostrano disinteressate, annoiate e le distrazioni raggiungono lo scopo di riattivare l’interesse solo per un breve periodo, per poi lasciare nuovamente spazio alla noia.

Solitamente la perdita di soddisfazione porta anche ad una diminuzione della percezione degli attaccamenti emotivi e di partecipazione nei confronti di altri esseri umani. La sensazione di apatia e distacco interpersonale tende a spaventare molto quando è rivolta verso i propri familiari ed i propri affetti più cari.

Spesso si è vittima di crisi di pianto e l’insorgere di questa tendenza è a volte definita dai pazienti come il momento in cui riconoscono l’inizio della depressione.

Si può perdere la risposta all’ilarità: le battute, gli scherzi sembrano senza senso e non coinvolgono, possono arrivare a non interessare più o risultare fonte di rabbia come risposta ai contenuti aggressivi od ostili e ad offendere o disgustare.

Un tratto caratteristico della depressione è un basso grado di autostima, la sensazione di essere carente riguardo ad alcune caratteristiche ritenute particolarmente importanti dalla persona, come ad esempio abiità, intelligenza, efficienza, salute, forza, fascino personale, popolarità o risorse economiche. Il senso di carenza e di perdita emerge anche quando la depressione fa seguito ad una perdita affettiva o ad un tracollo finanziario.

Un generale atteggiamento diffuso nella depressione è l’aspettarsi il peggio ed il rifiutare l’idea di un qualunque miglioramento possibile. Mentre un paziente ansioso tende ad affrontare le proprie aspettative negative con la percezione che gli eventi spiacevoli possono essere evitati o che col tempo passeranno, il paziente depresso pensa ad un futuro in cui la situazione continuerà o addirittura peggiorerà.

Gli eventi sono frequentemente interpretati come sconfitte, privazioni o denigrazioni; il sé tende ad essere considerato indegno, inadeguato e le esperienze spiacevoli vengono attribuite ad un proprio difetto fisico, mentale o morale costitutivo che può spingere a rifiutare se stessi.

Un altro aspetto cognitivo della depressione è la difficolta a prendere decisioni che coinvolge almeno due aspetti. Il primo riguarda la sfera conoscitiva: la difficoltà del prendere una decisione riguarda la previsione di effettuare la scelta sbagliata e l’anticipare il rimpianto per aver effettuato quella scelta. Il secondo aspetto riguarda la motivazione ed è connesso con la paralisi della volontà e la tendenza all’elusione ed alla dipendenza. Le decisioni ordinarie per i pazienti gravemente depressi diventano problemi gravi.

Vi può essere una distorsione dell’immagine corporea che spesso coinvolge più le donne che gli uomini e che sembra essere il riflesso sul corpo dell’inadeguatezza e della sensazione di carenza descritta in precedenza.

La depressione influisce sugli aspetti motivazionali della persona anche con una diminuzione della complessità di ciò che viene perseguito ed una generale tendenza di natura regressiva. Vengono preferite attività più semplici, meno impegnative sotto gli aspetti della scelta e della responsabilità. Si ricercano preferibilmente gratificazioni immediate, ma di carattere passeggero, piuttosto che più impegnative, differite e durature.

Anche l’iniziare un’attività viene pesantemente influenzato, fina ad arrivare ad una paralisi dell’azione e della volontà che può interessare anche compiti più elementari e vitali come nutrirsi, lavarsi, espletare i bisogni fisiologici, curarsi per alleviare la sofferenza. Sembra che pur sapendo cosa sarebbe meglio fare, la persona non provi alcuno stimolo interiore a farlo.

Sono frequenti anche i desideri di fuga, elusione e di ritiro, sebbene non specifici della depressione, incontriamo spesso in questa patologia desideri di allontanamento dalla routine della vita quotidiana, dalle preoccupazioni e dalle responsabilità. Si manifestano con sogni ad occhi aperti, con attività tese all’evitamento come restare in casa piuttosto che uscire, sognare ad occhi aperti piuttosto che prestare attenzione e così via fino all’estremo di diventare l’unica spinta motivazionale, l’unico obiettivo.

Quando il desiderio di fuga ed evitamento diventa l’unico pensiero e l’unica fonte di un minimo benessere può emergere un desiderio suicida. L’interesse per il suicidio può assumere varie forme. Può essere percepito come desiderio passivo, vorrei essere morto, o attivo, voglio morire, può essere un pensiero ossessivo e ripetitivo senza alcun carattere volitivo, oppure essere progettato nei minimi particolari. A differenza di altre patologie che utilizzano l’intenzione suicida per attirare l’attenzione in senso relazionale, nella depressione può assumere l’aspetto di una forma di fuga ed essere percepito come l’unica via di uscita da una sofferenza opprimente.

L’ultimo aspetto cognitivo della depressione che descriverò è l’aumento della dipendenza. Desiderio di ricevere aiuto, cure, guida o direttive, non va inteso come il processo relazionare del dipendere da qualcun altro tipico del bambino o dell’ammalato. Il desiderio che qualcun altro faccia le cose per lui, che si sostituisca nel prendere decisioni e nel fare le cose al suo posto può raggiungere un grado molto elevato ed è connesso agli aspetti citati in precedenza di evitamento, di noia, alle sensazioni di carenza personale e di paralisi della volontà.

Agli aspetti cognitivi ed emotivi descritti si associano i sintomi fisici e neurovegetativi della depressione.

Spesso l’inizio di una depressione può essere riconosciuto dalla diminuzione di interesse nel cibo e dall’inappetenza. I pasti vengono consumati con meno gusto, diminuisce il desiderio di mangiare fino a doversi costringere ad assumere nutrimento. In un periodo di depressione grave la perdita di peso può essere considerevole.

Spesso si presentano turbe del sonno. L’insonnia colpisce molto spesso persone depresse, nonostante sia diffusa anche nella popolazione non depressa; il sonno appare sulle registrazioni EEG generalmente più irrequieto rispetto ai soggetti di controllo. I pazienti depressi riferiscono di anticipare il suono della sveglia di diversi minuti fino a molte ore prima di quanto previsto, svegliandosi anche dopo sole quattro o cinque ore di sonno.

Gli aspetti che riguardano la perdita della motivazione possono coinvolgere anche la perdita della libido con un minore interesse per l’attività sessuale, sia essa autoerotica che con un partner.

Inoltre il corpo si affatica più facilmente e la persona tollera meno la stanchezza. Sembra che sia più significativa la correlazione tra l’affaticabilità e la perdita di motivazioni positive, piuttosto che con le turbe del sonno.

a cura del dott. Matteo Marchesi

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