Induzione dell’empatia attraverso l’odore dell’ansia

Si ritiene che lo sviluppo delle strutture cerebrali deputate al riconoscimento di segnali di allarme nei conspecifici sia una caratteristica evolutiva delle specie sociali del regno animale e di molte specie vegetali. Lo studio pubblicato dalla rivista Plos One (http://www.plosone.org) e intitolato Induction of Empathy by the Smell of Anxiety (Induzione dell’empatia attraverso l’odore dell’ansia) riscontra come l’odor di sudore di persone sotto stress produca un’attivazione cerebrale maggiore rispetto all’odore di sudore raccolto in persone che stavano praticando un’attività sportiva.
L’esperimento: gli studiosi hanno raccolto un tampone di sudore da un gruppo di studenti che stavano per sostenere un esame universitario (gruppo stress) e da persone che stavano effettuando un allenamento sportivo (gruppo sport). Il test consisteva nel far inalare a gruppi di volontari in condizioni controllate e standardizzate l’odore dei tamponi per verificare attraverso una fotografia del cervello in funzione (Risonanza magnetica funzionale, fMRI) quali aree si sarebbero attivate.
emozioni

Brain activations of the contrast Anxiety minus Sport in 28 participants (threshold, p,0.001). A: Insula and OFC. B: Precuneus. C: Cingulate gyrus. D: Fusiform gyurs. OFC = orbitofrontal cortex. (Bettina M. Pause, A. , Induction of Empathy by the Smell of Anxiety, http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0005987 , 2009).

L’immagine che vedete è stata ricavata sovrapponendo le risonanze magnetiche funzionali dei volontari del tampone ansia e sottraendo quelle del tampone sport. Il risultato è l’immagine delle aree che si attivano in più con l’inalazione dell’odor di sudore di persone sotto stress.
Secondo i ricercatori il risultato mostra come il nostro cervello riconosca e si attivi quando attraverso l’olfatto percepisce segnali di ansia in un conspecifico, ciò può significare che l’odore partecipa alla capacità di empatizzare con le emozioni altrui. Inoltre questo studio conferma l’importanza dell’emozione come segnale di comunicazione interpersonale oltre che intrapersonale: ciò che proviamo ci dice come stiamo e fornisce automaticamente questa informazione ai conspecifici rendendo possibile una comunicazione implicità di alto livello basata sul riconoscimento degli stati d’animo altrui.

a cura del dott. Matteo Marchesi

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