Disturbi alimentari

 

Il pasto rappresenta fin dall’infanzia un momento di forte relazione tra il bambino e le figure genitoriali; la sua importanza investe sia il legame affettivo che richiama parole come amore e dipendenza, sia l’aspetto voluttuario e quindi il piacere che deriva dall’assunzione del cibo. E’ facile intuirne l’alto valore simbolico e di conseguenza alcuni dei motivi per i quali molte espressioni di sofferenza si leghino proprio all’alimentazione.
Riconosciamo tipi di sofferenza che si rappresentano attorno a come il cibo viene assunto, al se e come esso venga eliminato una volta ingerito e alla preoccupazione dedicata al controllo del peso. Il corpo si consuma o al contrario si espande tanto da subire danni che richiedono attenzioni mediche, ma vi è anche il caso in cui non vi siano appariscenti cambiamenti di peso grazie al modo in cui viene mantenuto l’equilibrio tra cibo ingerito e cibo eliminato. In questo caso il disturbo alimentare può passare inosservato e non giungere ad attenzione clinica. Gli effetti sul corpo dell’alimentazione rappresentano in modi diversi tentativi di gestire le emozioni spiacevoli. Quando la sofferenza riguarda l’angoscia della mancanza di controllo sulla propria vita, sui risultati o sulle relazioni, il tentativo di risolvere la sofferenza può orientarsi al cercare di superare i propri limiti e le proprie debolezze; prima con la rinuncia al cibo preferito quasi con una nota ascetica o di autopunizione, poi diminuendo porzioni, calorie e pasti con il risultato di rendere totalizzante la sensazione di avere il dominio sul corpo, sul peso, sui propri bisogni. Alla sensazione inebriante di grande vitalità ed energia fa da contraltare il deperimento del fisico e di molte delle sue funzioni.

a cura del dott. Matteo Marchesi

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