Bullismo

Le relazioni tra pari raggiungono la massima complessità quando i ragazzi sono in gruppo. In questo contesto possono essere messi in atto comportamenti nei quali è accentuata l’aggressività volta a determinare chi è più forte e chi più debole attraverso scontri verbali o fisici. La scuola è uno dei luoghi nei quali l’alta concentrazione di ragazzi e le caratteristiche dell’ambiente possono portare al verificarsi di episodi ripetuti di violenza volti a umiliare l’altro e nei quali è marcata l’asimmetria tra più forte e più debole. Questi episodi prendono il nome di bullismo.
Proverò a spiegare perché è importante per gli esseri umani stabilire chi è il più forte e come mai questo accade spesso a scuola.

Le teorie evoluzionistiche forniscono delle buone idee per provare a spiegare il fenomeno: in presenza di una risorsa limitata i membri di un gruppo devono stabilire chi avrà per primo accesso alla risorsa e questo avviene attraverso una dimostrazione ritualizzata di forza che definisce la gerarchia.
In una scuola la risorsa limitata può essere l’occasione di essere notati dalle compagne o dagli insegnanti.
Ma a scuola interrogazioni, compiti in classe e voti forniscono continuamente l’occasione per gerarchie differenti e quindi può essere costantemente attivata per alcuni ragazzi la spinta a ridefinire i ruoli in termini a loro più favorevoli, prendendosela con chi va bene a scuola o con chi percepiscono come più fragile. Alcuni studi sul fenomeno hanno messo in luce che le capacità relazionali dei bulli e delle vittime sono sotto la media dei coetanei, ciò fa ipotizzare che i segnali comunicativi possano venir fraintesi: segnali di sfida sottovalutati dalle vittime e sopravvalutati dai bulli.
Si creano dunque situazioni paradossali nelle quali il bullo si sente sfidato e agisce aggressivamente sentendosi dalla parte del giusto: l’autostima del bullo trae giovamento dalla capacità di dominare gli altri e di infliggere umiliazioni. Le emozioni connesse a queste scene sono la gioia intensa per la sensazione di vittoria e il disgusto per la vittima quando essa risponde agli attacchi con un segnale che ne indichi la resa, il pianto, ad esempio. Mentre nel caso in cui la vittima non mostri il segnale di resa il bullo sente di essere stato sfidato nuovamente e la collera aumenta.
Le vittime sperimentano emozioni di vergogna, rabbia, solitudine e tristezza, a causa di queste emozioni tendono ad isolarsi, ad evitare i contatti con i coetanei e sono spaventate; potranno manifestare disturbi del sonno e dell’alimentazione, ansia, nausea, mal di testa e potrebbero cercare di restare a casa il più possibile mostrandosi spaventati all’idea di uscire. La priorità diventa evitare i bulli ed i luoghi dove potrebbero incontrarli; se tra essi vi è la scuola, alcuni ragazzi potrebbero rinunciare a frequentare o decidere di cambiare istituto con effetti importanti sulla propria carriera scolastica.
Gli episodi di bullismo interessano anche chi non ne è colpito direttamente, tutti coloro che assistono e non intervengono danno un segnale di inaiutabilità, di non partecipazione nei confronti delle vittime e di accettazione delle violenze del bullo.
Generalmente il bullo non è da solo, ma si accompagna di altri ragazzi che hanno la funzione di gregari; sono perlopiù ragazzi che non sarebbero potuti essere loro i più forti, ma che si accompagnano al bullo per sfruttare il ruolo privilegiato ed evitare di essere a loro volta delle vittime. Tuttavia molto spesso subiscono minacce e violenze dal bullo a loro volta.

Gli episodi di bullismo sono traumi ripetuti che provocano stati d’animo di ansia, vergogna e rabbia e strutturano l’idea di essere impotenti e deboli. L’Emdr è un efficace trattamento per liberare dal peso di queste esperienze dolorose che influiscono sulla strutturazione del carattere.

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Un caso di bullismo in una scuola media

a cura del dott. Matteo Marchesi

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